Vesuvio

Eruzione Vesuvio: la grande catastrofe

Eruzione Vesuvio

Dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C. ne hanno lasciato memoria alcuni documenti d’eccezione firmati da uomini illustri che descrivono in dettaglio che cosa accadde ad amici e parenti durante i giorni della catastrofe.

L’Eruzione del Vesuvio: la catastrofe e Plinio il Vecchio

Dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C. abbiamo un documento d’eccezione, le due lettere che Plinio il Giovane, testimone diretto dell’evento, invia allo storico Tacito degli eventi di quei terribili giorni, con la descrizione in particolar modo della morte dello zio, il più famoso Plinio il Vecchio, grande naturalista, proprio a causa dell’eruzione che lo scienziato non volle perdere, e che gli costò la vita.

La prima lettera di Plinio narra appunto della morte dello zio, che all’epoca viveva a Miseno – vicino all’attuale Pozzuoli – ed era al comando della flotta imperiale. Miseno non è vicino a Pompei: è dall’altro lato del golfo di Napoli, ma la mattina fu ben evidente il fungo di fumo che si levava minaccioso dal Vesuvio. Plinio decise dunque di partire, inizialmente per vedere da vicino che cosa accadeva, ma poi anche spinto dalla volontà di dare aiuto ad alcuni amici che si trovavano a Stabiae (l’attuale Castellamare) e in genere alla popolazione. Arrivato a bordo di una grande nave a Stabiae, però fu chiaro che tutto era difficile, una pioggia incessante di lapilli e cenere – quella che coprì la stessa Pompei – tormentava e spaventava gli abitanti, continui terremoti scuotevano le abitazioni e la nube di fumo e cenere era attraversata da lampi e rotta da fuochi ed esplosioni.

“Frattanto dal monte Vesuvio in parecchi punti risplendevano larghissime fiamme e vasti incendi, il cui chiarore e la cui luce erano resi più vivi dalla luce notturna.”

Intanto l’aria era divenuta irrespirabile e Plinio, visto che le condizioni del mare erano impraticabili, si fece trasportare sulla spiaggia e lì venne a morire soffocato, si presume, dalle esalazioni solforose.

La scena che ci narra Plinio il Giovane, informato dai testimoni, è terribili, e terribile deve essere stata la sensazione dei pompeiani colti all’improvviso dall’eruzione: nessuno infatti si attendeva nulla, si conoscevano le caratteristiche di terra tellurica dell’area (un terremoto disastroso aveva colpito Pompei nel 62 d. C. e molte case private e edifici pubblici erano ancora danneggiati all’epoca dell’eruzione), ma il Vesuvio aveva avuto delle eruzioni prima della nascita di Pompei, l’ultima volta nel VII secolo a.C. e nessuno, ovviamente ne aveva memoria.

 La testimonianza diretta di Plinio il Giovane

In una seconda lettera Plinio parla, sollecitato dalla curiosità di Tacito, della propria esperienza, che, seppur non conclusa tragicamente, fu comunque spaventosa. La nube a forma di pino si alzò dal vulcano e presto terremoti vennero a colpire anche la lontana Miseno, dove il giovane era rimasto in compagnia della madre, dopo la partenza dello zio. La paura colpì tutti, e tutti uscirono di casa e a piedi cercarono la fuga. Il mare si era ritirato, lasciando sull’arena pesci e alghe, la pioggia di cenere incessantemente cadeva.

“Cadeva già della cenere, ma ancora non fitta. Mi volgo, una densa caligine ci sovrasta alle spalle e simile a un torrente che si rovesciasse sul terreno, mi incalzava. (…). Scese la notte, non come quando non c’è luna o il cielo è nuvoloso, ma come quando ci si trova in un locale chiuso a lumi spenti.”

Davvero inquietante questa notte buia come una stanza chiusa! Ma la vicenda del giovane Plinio e di sua madre si risolse bene. Quando il sole sorse, in una caligine bianca, tutto andò finendo, e a Miseno le cose andarono a risolversi. Non così a Pompei, dove morirono almeno duemila dei diecimila abitanti dell’area, e l’improvvisa e terribile morte è testimoniata dai calchi terribili che si possono vedere oggi alla mostra all’Anfiteatro.

Una tragedia terribile, che cancellò una città ricca e felice, una città che oggi ci è restituita e che ci rammenta il dramma vissuto da decine di migliaia di persone duemila anni fa.

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