Scavi di Pompei

Una cartolina da Pompei: la storia in fotografia

Written by Ilaria

Le fotografia può raggiungere l’eternità  attraverso il momento.  (Henri Cartier-Bresson)

L’arte della fotografia, nata quasi come “scienza alchemica” più di 150 anni fa, rimane per molti versi ancora un oggetto misterioso. Benedetto Croce la considerava poco più di un gioco e, data la sua natura estremamente soggettiva, un’espressione artistica  quasi impossibile da disciplinare con una parte teorica generale. Il fatto è che, data la sua popolarità (miliardi di persone ogni giorno scattano una foto, ed oramai grazie a smartphones, reflex, tablets, i numeri si son quadruplicati) la fotografia rischia effettivamente di essere ridotta ad una semplice tecnica riproduttiva e non sempre risulta in grado di captare l’attenzione, di essere osservata con interesse artistico.
Ma era lo stesso per i fotografi del secolo scorso?

Agli albori della fotografia

Negli ultimi decenni dell’800 la fotografia vide un grande sviluppo, soprattutto grazie all’attrattiva che esercitava essendo la novità rispetto alla pittura. La foto era una documentazione della realtà, della vita quotidiana, ma soprattutto testimonianza archeologica e, nel suo aspetto più “turistico”, un souvenir di viaggio.
Nello stesso periodo in cui questa nuova arte si sviluppava, era in corso il Grand Tour, che molto ha giocato a favore della diffusione della fotografia. Nel ‘900 l’uso della fotografia era oramai una realtà consolidata, ed i fotografi cominciarono a sfidare i canoni artistici classici affrontando temi sempre più ricercati ed esperienze sempre più “esotiche”.
Il più semplice ed apprezzato di questi era la fotografia “reportage“, che permetteva al fruitore dell’opera di poter viaggiare con il solo sguardo. Ed il viaggio che questi fotografi volevano regalare al proprio pubblico era un viaggio indietro nel tempo. Questo standard fotografico rientra anche nella corrente della “fotografia pittorica”, ed è grazie a queste foto se possiamo ammirare, oggi, tanti “fermo immagine” di storia.

Pompei davanti all’occhio del fotografo

Ovviamente in questo fermento artistico che attirava gli intellettuali verso i grandi centri culturali, anche Pompei, per la sua incredibile capacità di farci immergere nella realtà di una città romana viva , diventò il naturale palcoscenico per quei fotografi che volevano suggerire ed evocare un mondo ormai scomparso.
Tra gli intellettuali che si sono cimentati nella riproduzione fotografica della città antica di Pompei, due in particolare spiccano per la loro famosa galleria fotografica:  Robert Rive e Alphonse Bernoud.

[cml_media_alt id='3917']Robert Rive[/cml_media_alt]

Robert Rive

 

Richard Robert Rive

Nasce in Gran Bretagna ma gran parte della sua produzione artistica è stata sviluppata in Italia – il fotografo si trasferì infatti a  Napoli, dove visse per più di 30 anni e adottò il nome italianizzato di Roberto – in particolare a Roma e Pompei. Nel panorama della fotografia dell’Ottocento, già a partire dagli anni sessanta, il suo atelier spicca per la sua ampia produzione nei vari formati, con scatti raffiguranti le principali città e monumenti d’Italia meta del “grand tour”. Fra le sue numerose campagne fotografiche non potevano mancare i principali luoghi turistici della Campania: Capri, Sorrento, Napoli e ovviamente Pompei.
La raccolta di foto su Pompei pubblicato nel 1895, dal formato rettangolare, è composto da 22 stampe all’albumina, applicate su cartoncino color beige. Tutte le foto sono montate in un riquadro bordato in color oro. Il frontespizio dell’album presenta una scritta “Pompei” in corsivo, arricchita da elementi decorativi, e  all’interno della voluta inferiore della lettera iniziale “Robert Rive Napoli“. In basso a sinistra, in un riquadro nero, c’è la numerazione con la didascalia.

 

[cml_media_alt id='3912']Alphonse Bernoud[/cml_media_alt]

Alphonse Bernoud

Alphonse Bernoud

Anche Monsieur Bernoud, come altri fotografi suoi contemporanei, mostra il suo interesse per l’Italia meridionale ed in particolare è attratto dalle scoperte di Pompei.
Esegue così numerosi scatti in bianco e nero di abitazioni ed edifici pubblici, alcune delle quali arricchite dalla presenza del personale in servizio nell’area archeologica o da occasionali visitatori.
La sua variegata raccolta fotografica non riveste solo un aspetto turistico ma presenta anche un innegabile ed immane valore di documentazione dell’area archeologica sia per il suo ovvio rigore scientifico (una foto è più attendibile rispetto ad un disegno che può anche differire dall’originale), sia perché vengono spesso riprodotti edifici ed apparati decorativi pittorici e lapidei che oggi appaiono fortemente degradati o in alcuni casi del tutto perduti.
Ciò ci ha consentito di confrontare lo stato conservativo negli ultimi decenni dell’Ottocento di alcune abitazioni ed edifici pubblici con l’attuale immagine dei luoghi.

[cml_media_alt id='3965']Basilica (Bernoud)[/cml_media_alt]

Basilica (Bernoud)

[cml_media_alt id='3966']Quadriportico dei teatri (Bernoud)[/cml_media_alt]

Quadriportico dei teatri (Bernoud)

[cml_media_alt id='3964'](Bernoud)[/cml_media_alt]

(Bernoud)

[cml_media_alt id='3963']Via di Mercurio (Bernoud)[/cml_media_alt]

Via di Mercurio (Bernoud)

[cml_media_alt id='3962']Tempio di Apollo (Bernoud)[/cml_media_alt]

Tempio di Apollo (Bernoud)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E tu vuoi vestire i panni di un partecipante al Grand Tour? Scatta le tue foto a Pompei e pubblicale su Instagram con hashtag #pompeiitaly .
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