Scavi di Pompei

Sei domus restaurate da visitare

Sei domus restaurate da visitare
scritto da MadeinPompei

Sei gioielli della città antica restituiti all’ammirazione dei visitatori: sono le sei domus che, appena restaurate con i fondi del Grande Progetto Pompei, sono state inaugurate lo scorso 24 dicembre dal premier Matteo Renzi e dal ministro della Cultura, Dario Franceschini.
Le domus sono tutte su via dell’Abbondanza.«Le abbiamo scelte – ha spiegato il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna – perché insieme offrono uno spaccato straordinario di quella che doveva essere la vita nella città romana negli anni subito prima che l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. la seppellisse con le sue ceneri infuocate».
In queste case ci sono ambienti che raccontano la vita dei più ricchi e privilegiati, come il proprietario della Domus dell’Efebo, ad esempio, che probabilmente subito dopo il terremoto che aveva sconvolto la cittadina nel 62 d.C., comprò e restaurò diverse abitazioni contigue realizzando una sorta di villa urbana.
Ma ci sono anche abitazioni più semplici, residenza di gente comune, come dovevano essere le case di Fabius Amandio o quella del Sacerdos Amandus, entrambe più piccole e modeste, con meno stanze delle altre, eppure decorate con eleganza e raffinatezza. E poi c’è la casa del Criptoportico«che – spiega sempre Osanna – deve essere stata di grandissimo prestigio nell’età augustea, con le stanze decorate con scene dell’Iliade, pitture di altissima qualità, terme» e che invece, dopo il terremoto, venne probabilmente ceduta e ristrutturata, con quello che restava del criptoportico chiuso e trasformato in una cantina.
La Domus (risalente al III sec. a. C.) prende il nome dalla presenza, lungo tre lati del giardino quadrangolare, di un portico sotterraneo fenestrato (criptoportico) sul quale si aprivano una stanza di soggiorno (oecus) e ambienti termali. Sulle pareti fu realizzata una vera e propria pinacoteca: il criptoportico e l’oecus presentavano lungo le pareti un ciclo pittorico ispirato agli episodi dell’Iliade, uno dei più pregevoli esempi di II stile finale. Raffinate pitture ornano anche i quattro ambienti termali.
Particolarmente interessante è la visita alla “fullonica di Stephanus” (così chiamata perché il nome “Stephanus” è menzionato in una scritta elettorale della facciata, anche se non è del tutto chiaro se egli sia il proprietario o gestore dell’attività), in quanto rappresentativa delle tante lavanderie (almeno 13 quelle accertate) presenti nella città antica nel 79 d.C.

Sei domus restaurate da visitareEra dotata di grandi vasche in muratura per il risciacquo, alimentate da un flusso di acqua ininterrotto, di bacini di pietra per la tintura, per il lavaggio e la smacchiatura (che veniva fatta con dei particolari tipi di argilla o con l’urina). Al piano superiore c’erano grandi terrazze dove le stoffe venivano asciugate e trattate e una pressa (il torcular) che serviva a stirare il tessuto e a renderlo brillante.
E a dimostrazione del prestigio del proprietario, gli ambienti erano decorati con pitture di un certo gusto. Stephanus, racconta Osanna, era un uomo senz’altro importante: «In una società preindustriale com’era quella di Pompei un laboratorio di tintura rivestiva una grande importanza e i fullones come lui potevano anche influenzare le elezioni politiche».
Infine, vale la pena visitare la casa di Proculo il fornaio, uomo ricco e influente che per la sua casa aveva voluto un pavimento con mosaici da urlo e poi un salone e un peristilio con le pareti dipinte con soggetti “nilotici” in omaggio a quella sorta di “Egitto-mania” tanto in voga in quegli anni nel mondo romano.
In tutto tre piani, con una facciata semplice e austera arricchita da un balcone al primo piano. E un atrio con un pavimento eccezionale, tra i più estesi e meglio conservati di Pompei.
Bellissimo, a cominciare dal celeberrimo mosaico del cane alla catena fra porte semiaperte a cui seguono riquadri geometrici con animali, remi, timoni, testine umane. Ambienti creati per accogliere il visitatore ma anche sorprenderlo e meravigliarlo, così come accade ancora oggi.

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Maria - pompeiitaly.org