Scavi di Pompei

Rosso Pompeiano: un marchio inconfondibile!

Affresco Pompei: rosso pompeiano
Written by Ilaria

Un po’ come il sorriso della Monna Lisa è simbolo dell’arte del ‘500, come il Taj Mahal è l’emblema della maestosità architettonica Indiana, ed il Cristo Redentore è l’immagine padrona di Rio de Janeiro, così, se ci capita di vedere un pannello di un colore rosso tendente al porpora, scintillante ed intenso, non si può fare a meno di pensare a Pompei antica e alle sue stupende dimore. Tanto che, tale colore particolare, ha preso proprio il nome di “rosso pompeiano”.

Secondo recenti studi, però, questo bellissimo colore che ha reso celeberrime ed inconfondibili nel mondo le pareti delle abitazioni di Pompei ed Ercolano, emblema di una terra e di un pezzo di storia, sarebbe in realtà una trasformazione del colore originale degli affreschi dovuta alle emissioni di gas sprigionate durante l’eruzione del 79.

E allora, il rosso pompeiano, di che colore era? Sembra quasi di essere di fronte all’indovinello “Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone”, ma, nel nostro caso, nulla di ironico e parola alla scienza: udite udite, in origine quasi la metà delle case di Pompei ed Ercolano era color ocra!

Particolare di una parete in Rosso Pompeiano

Rosso Pompeiano – particolare di una parete

I ricercatori spiegano che i gas e l’incredibile calore emanati dell’eruzione hanno agito sul pigmento delle pareti rendendolo appunto rosso: in pratica il rosso pompeiano non è altro che un giallo ocra “arrostito”!

Questo mito oggi sfatato era in realtà già noto nell’antichità: già Plinio, in una sua opera, spiega che dall’ocra gialla si può ottenere quella rossa arroventando la prima nei forni. In questo modo il colore cambia perennemente. Tale tipo di tecniche erano molto note agli antichi romani, quindi non ci ha stupito scoprire che mentre alcune case son , si, diventate rosse a causa al calore dell’eruzione, molte altre lo erano già.

Un po’ di scienze: di cosa si compone il pigmento del rosso pompeiano?


Il rosso Pompeiano non è solo un colore ma una gamma di colori. Come facevano i pompeiani a produrre le diverse sfumature di rosso? Il pigmento base è quello di cinabro, un minerale, per la precisione è il maggiore minerale del mercurio. Questo veniva processato con particolare cura e ne venivano ricavate diverse qualità di polveri. La polvere di cinabro ottenuta dai grani più grandi, di misura compresa tra i 10 ed i 25 micron, si è rivelata molto più trasparente e opaca, e atta a produrre un colore simile al rosso ocra. A diversi “spessori” dei grani del minerale, quindi, corrispondevano le diverse tonalità cromatiche del rosso.

Ma come è stato svelato l’arcano?

[cml_media_alt id='5068']Pareti con evidenti sfumature cromatiche[/cml_media_alt]

Pareti con evidenti sfumature cromatiche

Gli studi son stati effettuati indagando sulla dinamica di questa trasformazione: i diversi tipi di ocra, la velocità di riscaldamento, le temperature, e così via.  Osservando bene le pareti di Pompei ed Ercolano, comunque, è possibile riscontrare questo fenomeno anche ad occhio nudo: basta notare come il cambiamento cromatico sulle crepe nella parete aperta dall’eruzione, che appare di un diverso colore rispetto al resto del muro.

 

Quindi, per par-condicio ed una sorte di “giustizia cromatica”, non sarebbe più giusto ribattezzarlo Giallo pompeiano? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

Curiosità:

Dato il massiccio uso che i romani facevano di questo pigmento per affrescare le case si potrebbe pensare che non avessero idea della tossicità di tale minerale, invece…durante l’antica Roma si conoscevano benissimo le proprietà insalubri del cinabro, tanto che gli schiavi e i detenuti venivano mandati a lavorare nelle miniere di cinabro in Spagna: era praticamente una condanna a morte per i detenuti che erano costretti a vivere in contatto con questo minerale tossico.

Fonte immagini: google images

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