Scavi di Pompei

Per le strade di Pompei

Written by Ilaria

Il Mare di Pompei

La fortuna dell’antica città di Pompei, nel campo della produzione agraria, del mercato ittico e floreale, era favorito dalla sua vantaggiosa posizione geografica. La città sorgeva infatti su un altopiano formatosi dai resti di vecchie eruzioni vulcaniche, il che assicurava una terra fertile – e non a caso i migliori vigneti della Campania erano vantati da Pompei -, vicino alla foce del fiume Sarno e a brevissima distanza dal mare.
Attualmente la città di Pompei dista dal primo scorcio di mare almeno 10 minuti d’auto – bisogna spostarsi infatti in paesi vicini come Torre Annunziata o Castellammare di Stabia -, mentre in quel lontano 79 d.C. bastava uscire dalle mura cittadine per trovare l’acqua cristallina del bel Mediterraneo, il mare di Pompei.

Le Porte di ingresso alla città

Con precisione, la porta della città che dava sul mare era Porta Marina, la più imponente tra le porte della città.
Le mura di Pompei, una cinta lunga 3200 m, erano aperte da sette porte, distribuite sul perimetro in modo geometrico: Porta Sarno, Porta Nuceria, Porta Stabia, Porta Nola, Porta Marina, Porta Ercolano, Porta Vesuvio. Ognuna di queste era legata ad un’attività della città. Porta Vesuvio e Porta Sarno, per esempio, erano le più interessate per gli scambi commerciali; Porta Stabia era una delle più trafficate perché di lì si passava per andare sull’antico porto del fiume Sarno.
Anche se di origini Osche, Pompei seguiva lo schema urbanistico della tipica città romana, divisa cioè in strade parallele e perpendicolari che si incrociano tra loro: i cardini – che vanno da nord a sud – e i decumani -est/ovest -.  Insomma, impossibile perdersi!

Comincia il nostro cammino per le strade di Pompei

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Strade di Pompei

Il punto dal quale noi stiamo partendo per la nostra passeggiata è esattamente porta Sarno, ad est della città, punto dal quale inizia Via dell’Abbondanza, il Decumano maximo di Pompei, una strada che, vedremo, racchiude tutti gli aspetti tipici della vita quotidiana di Pompei antica: tocca infatti i maggiori nuclei della città compresi tra l’Anfiteatro, il Foro, i Teatri, i Templi e le Terme.
Il nome deriva da un bassorilievo su una fontana pubblica posta sulla via, che rappresenta in realtà la Vittoria Augusta, erroneamente interpretata come l’abbondanza.

Via dell’Abbondanza

Attraversando la possente porta in pietra di tufo decorata con bassorilievi ed una piccola torre accanto che si erge timidamente nell’ombra dell’Anfiteatro, si entra su via dell’Abbondanza. Un fervore di persone che si incrociano e scivolano veloci tra i vicoletti che si affacciano sulla strada principale. C’è chi si ferma a chiacchierare col venditore di pelli, chi sta contrattando con lo speziale, l’ancella che accompagna la matrona per il suo giro quotidiano (magari passerà davanti a quella domus dove lavora quello schiavo che le fa la corte – si, già all’epoca era in voga l’amante!-. Tutto sembra scorrere con un andamento pacato come un serpentone gigante per il decumano, diretto verso il Foro, il centro vivace e pulsante della città.
Ma prima di incamminarci verso il cuore della civiltà pompeiana ci soffermiamo a guardarci intorno.

Botteghe e Pergule nelle strade di Pompei Antica

Tra una sagoma e l’altra che si incrociano davanti alla nostra vedetta scrutiamo i banconi di qualche bottega. Dei grossi tendoni partono dalla fornice della casupola ed arrivano a terra, agganciati a dei fori nella pietra del bordo strada, e fanno da copertura al “negozio” – un tale tipo di struttura non è un’immagine rara in questa parte della città, tutt’altro! –
Bisogna pensare che a Pompei vi erano tre tipologie di case: le domus, che erano le case dei ricchi e presentano l’interezza della conformazione delle case antiche; le case popolari, più piccole e ad uso esclusivamente domestico, ed infine le pergule, delle piccole case appartenenti ai commercianti e che erano veri e propri negozietti, con uno spazio sul retro adibito a deposito per le merci.
Al bancone in pietra con il piano di marmo c’è il bottegaio e dietro di lui una sorta di “espositore” – una serie di piccoli gradini di pietra – dove sono distribuiti decine di vasetti colorati che contengono tutte le spezie di cui un pompeiano possa aver bisogno.

Il mercato delle spezie a Pompei, come in gran parte delle civiltà antiche, non era dedicato solo al campo della culinaria: in realtà gli antichi pompeiani ne facevano largo uso sia come erbe mediche, come afrodisiaci e veri e propri “stimolanti”, o addirittura come vernice o tintura per i capelli – e, quando saremo arrivati alla periferia ovest della città, vedremo “quali” donne si tingono i capelli e per quale motivo-.

Basta allungare lo sguardo per vedere, ai due lati della strada, un susseguirsi di tendoni di diversi colori, per lo più bianchi, ingialliti dal sole e dal tempo, che propongono alle carovane di passanti di tutto e di più.
È da questa cornice pittoresca che ci lasciamo inghiottire, mentre camminiamo a naso all’insù seguendo la scia di odori e colori che ci trascinano lungo le strade della storia. [/two_column]

 

Curiosità

Dal 1860 al 1863 gli scavi furono guidati dal professore di archeologia dell’Università di Napoli, Giuseppe Fiorelli, il quale adottò il metodo scientifico di archiviazione di scavo, sistema in uso ancora oggi. Cosa più importante, divise la città in regioni ed insulae, e numerò tutte le case, dando quindi a Pompei una sistemazione urbanistica chiara e precisa. Adottò il giornale di scavo che prevedeva la schedatura di tutti i rilevamenti e gli oggetti ritrovati. A lui si deve inoltre l’invenzione di riempire con il gesso i vuoti lasciati dalle vittime nel banco di cenere indurita, dai quali poi son stati ricavati i calchi, vere e proprie impronte dei corpi colti nel momento stesso della morte, con effetti drammatici e di notevole intensità.

L’orto dei fuggitivi, una delle più grandi attrazioni del sito archeologico, è stato infatti possibile proprio grazie al metodo del calco.

 

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