Scavi di Pompei

I Gladiatori a Pompei

Combattimento di Gladiatori
Written by Ilaria

Gladiatore:

Dal lat. gladiator -oris, der. di gladius ‘spada’

Uomo, per lo più schiavo o prigioniero di guerra, raramente un liberto o un libero, costretto o ingaggiato a misurarsi con le armi in combattimenti spesso mortali, per il divertimento delle folle nella Roma antica.

Oltre alle Terme, che come abbiamo visto erano uno dei principali passatempo, i ludi dei gladiatori erano uno degli svaghi preferiti dagli antichi pompeiani, un po’ come la nostra partita di calcio della domenica.

Un po’ di storia

[cml_media_alt id='4681']Gladio[/cml_media_alt]

Il gladio

Il combattimento tra gladiatori non nasce a Roma ma tra gli etruschi: era infatti un rito – spettacolo associato ai funerali, insieme alle danze e ai banchetti in onore del defunto. Col tempo questo tipo di spettacolo si è evoluto, diventando un vero e proprio sport “estremo” dando vita ai ludi dei gladiatori.

A prendere parte ai combattimenti erano schiavi o prigionieri di guerra, costretti a sopravvivere nell’arena per compiacere l’Imperatore. Delle loro sorti decideva il loro padrone, il “manager” che gli procacciava i combattimenti. La capitale dei giochi dei gladiatori divenne presto Roma ma questo tipo di sport cominciò ad essere praticato con grande successo e partecipazione in ogni parte dell’Impero.

Il fascino dell’arena non risparmiò Pompei, che col suo anfiteatro costruito nel 70 d.C., divenne uno dei punti di riferimento per i ludi nel sud dell’Impero.

L’anfiteatro di Pompei e la palestra dei gladiatori

[cml_media_alt id='4685']Pianta della palestra di Pompei[/cml_media_alt]

Pianta della palestra di Pompei

Accanto all’anfiteatro romano di Pompei fu costruita la palestra dei gladiatori: un’area di 140 x 130 metri con una zona centrale adibita per le attività sportive circondata da un alto muro ed una doppia linea di colonne ioniche lunga 350 metri su tre lati.  La palestra ha tre ingressi principali (nell’immagine: b-c-d) sormontati da frontoni. In tutto vi sono dieci entrate (a-j) ed al centro del colonnato è presente una piscina. Tutto intorno vi era un doppio filare di platani che fungevano da riparo e ristoro agli atleti con la loro frescura. Attualmente, grazie all’azione della lava che cementificò le radici di quegli alberi , è stato riprodotto lo stesso perimetro arboreo così come si presentava all’epoca.

Anticamente l’uscita che si affacciava sul lato dell’anfiteatro (c) era  una sorta di galleria fatta in legno e paglia che copriva il passaggio dalla palestra all’ingresso dell’arena: per molti dei gladiatori erano gli ultimi metri che avrebbero calpestato nella loro vita.

 

 

 

[cml_media_alt id='4698']Palestra dei Gladiatori a Pompei[/cml_media_alt]

Palestra: vista anfiteatro

L’allenamento dei gladiatori

In questa palestra si svolgeva ogni giorno il duro allenamento del gladiatore.

La vita del gladiatore non era affatto facile. La sua formazione non prevedeva solo l’acquisizione di abilità di combattimento fisico: ai gladiatori veniva innanzitutto insegnato come morire con grazia e con onore.  Vi erano specifici rituali di morte nelle arene, gli spettatori romani si aspettavano di vedere i gladiatori morire con coraggio, senza mostrare paura, offrendo il collo o il petto all’avversario che dal canto suo diventava un assassino a sangue freddo.

“Fidati di me, non sono un latin lover”

Si sa che il “fascino della divisa” – o anche del completino da calcio – ha sempre fatto strage di cuori tra le donzelle, e nell’antichità non era affatto diverso! Un po’ come anche i calciatori dei nostri tempi o come i grandi sportivi, il gladiatore era un vero e proprio latin lover ed esercitava il suo fascino sulle ancelle diventandone il sogno – nemmeno tanto segreto.

Ancora una volta le testimonianze scritte sulle mura di Pompei ci danno ragione e ci confermano la presenza di gladiatori molto amati a Pompei. In una si legge di un certo “Celado” che sarebbe “lo struggimento e l’ammirazione delle ragazze”, mentre “Crescente” viene definito “signore e medico delle fanciulle nottambule”.

 

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