Musica

Eccellenze Pompeiane: la band The Shak & Speares

Band Folk Rock Pompei
Written by Maria

Una piacevole ora in un’atmosfera di entusiasmo, autoironia e fanciullesca interpretazione della vita, quella trascorsa insieme ai due fratellini Marlowe, Max e Al, della band folk rock The Shak & Speares. Sono riusciti in questo breve tempo a trasportarmi nel loro spirito di leggerezza consapevole, a trasmettermi la spontaneità del viaggio intrapreso e a mostrarmi la ricetta di un successo che li rende soprattutto uomini felici! Una nascita esplosiva, direi fulminante, ha messo insieme questi quattro non più giovanissimi scalmanati musicisti di Pompei, nel 2010 e nel giro di un paio di anni si sono conquistati una originale identità nel mondo della musica e il loro genere è stata identificato con diversi appellativi: folk punk, punk agreste, combat folk, un suono che riporta alla mente le tarantelle dei tempi andati, lalala sound.

Chi sono The Shak and Speares ?

[cml_media_alt id='5285']The Shak & Speares[/cml_media_alt]Siamo 4 amici di lunga data .. un giorno nel novembre 2010, abbiamo deciso di incontrarci in questa casetta, la stamberga nelle campagne del vesuviano, per fare musica insieme, per dedicare qualche ora alle nostre passioni, per sfogarci dai sacrifici della quotidianità. Ci siamo definiti subito i fratellini Marlowe, Max al clarinetto, Al al basso, Louis chitarra e voce e Frank (Ciccio bacchetta) alla batteria; inspirati ironicamente da William Shakespeare (anche il nome della band è una presa in giro alla letteratura), in maniera assolutamente spontanea e in totale segreto abbiamo iniziato a scrivere la nostra musica e solo dopo alcuni mesi e aver già composto 6 pezzi (mezzo album Gagster) abbiamo avuto il coraggio di far conoscere ai nostri amici quello che stavamo “combinando”. Ed eravamo già stati scelti per suonare come spalla agli Orange, il gruppo musicale di Francesco Mandelli, ora diventato uno dei protagonisti de I Soliti Idioti.
Pochi mesi dopo eravamo al Neapolis rock Festival, era il 2011, tutto stava succedendo così in fretta e in maniera così naturale che non ce ne rendemmo conto fino all’esibizione su quel fantastico palco. E’ stata un’esperienza bellissima. Figurati che cominciammo l’esibizione con “Fight Nght” il cui inizio è un pezzo corale, questa scelta , devo ammettere involontaria, fu geniale perchè catturò l’attenzione del pubblico e fece parlare molto positivamente di noi.

Da poco abbiamo festeggiato i 100 palcoscenici, un lungo tour in giro per l’Italia e con alcune importanti tappe a Londra dove abbiamo suonato con il mitico Vic Godard.

Che tipo di musica proponete, quali sensazioni ed emozioni volete trasmettere al vostro pubblico?

Tutto ciò che pensiamo e partoriamo è un continuo ironizzare noi stessi e la vita. Il nome del primo album Gagster è un neologismo per indicare colui che scrive gag: un gagster. Il nome del secondo album Dramedy è la somma di dramma e commedy, insomma la vita di tutti i giorni. Le nostre canzoni parlano di argomenti vari, come l’amore, qualcosa di mancato, riflessioni astratte; anche se alcuni testi possono sembrare drammatici sotto certi aspetti, in realtà raccontano di storie surreali e spesso divertenti, con un continuo sfottò della vita. Se nella vita ci metti un pò di commedia, tutto ciò che è nero può diventare almeno grigio e siccome si vive una volta sola, noi diciamo “giocatela in maniera simpatica” perchè se non altro, nella peggiore delle ipotesi, ti fai una risata! E’ con questo spirito che nascono le nostre canzoni, come Zoolander che ha come protagonista uno sfigato che capisce che eliminando tutte le sovrastrutture e rimanendo se stesso riesce a diventare ciò che vuole, un fotomodello.. lo zoolander. In fondo noi crediamo nel motto “A vit è comm ta miett ncap“.

Cos’è la musica per i fratelli Marlowe?

La musica è il nostro sfogo. Stacciamo la spina dalla nostra vita per divertirci. Non potendoci permettere sedute psichiatriche, suoniamo!

Sappiamo tutti che vivere di musica è molto difficile, ognuno di noi ha un lavoro diverso e dopo una giornata di sacrifici quando ci incontriamo, ci regaliamo un momento esclusivamente per noi, abbassiamo le luci e ci rilassiamo. La musica è qualcosa che ci spinge ad essere noi stessi, è piacere fisico e mentale. E grazie a questo entusiasmante percorso siamo riusciti a complicarci felicemente la vita perchè riusciamo a fare esattamente ciò che ci piace e ci appassiona, per questo dico spesso: “Vivo bene, perchè faccio musica!”.
Dopo 20 date, in giro per l’Italia con il nuovo album Dramedy, siamo stanchi ma è una stanchezza piacevole e ritornare alla normale vita lavorativa è davvero difficile.

[cml_media_alt id='5291']band pompei the shak and speares[/cml_media_alt]

Qual’è l’ingrediente che secondo voi vi rende unici e particolari?

Sicuramente il fatto di aver stabilito dal primo momento un vincolo di fratellanza, noi siamo i fratelli Marlowe, con tutto quello che comporta essere fratelli in ogni momento della band. Quando stiamo sul palcoscenico ci divertiamo come fratellini, giochiamo con il pubblico che diventa parte integrante del nostro spettacolo. A volte, litighiamo anche come fratelli. Un altro ingrediente fondamentale è la spontaneità, la capacità di non pensare alle canzoni, le prove per noi sono sempre dei live perchè l’unica cosa importante è divertirci insieme.

Qaul’è il vostro pubblico ideale?

Le persone che hanno la nostra voglia di divertirsi. Noi non vogliamo fare musica impegnata, la nostra musica vuole far muovere culi, anime e cactus! Se vieni ad un nostro concerto e sei in questo mood sei il nostro pubblico ideale.
E poi vogliamo un pubblico che si lasci coinvolgere, perchè ci piace far diventare protagonisti del nostri concerti chi ci segue, invitando le persone a salire sul palco. Ogni concerto diventa così unico.

Cosa sognate per il vostro futuro, cosa farete tra 10 anni?

Tra 10 anni vogliamo ancora suonare e se mai non avessimo più questo successo continueremo a suonare esclusivamente per noi. Poi abbiamo le nostre semina, come i ragazzi di Gypsies on the cars, che tra 10 anni avranno 20 anni e siccome ci adorano senz’altro ci chiameranno per suonare alla loro festa dei 18 anni! 🙂

Voi siete di Pompei. Secondo voi cosa ha di bello questa città? E cosa i turisti non devono assolutamente perdersi?

Ovunque andiamo ci teniamo a sottolineare con orgoglio che siamo di Pompei. Ma spesso abbiamo dovuto specificare che Pompei è anche “il lato attuale” e che noi viviamo li e non nelle rovine di Pompei. I turisti non hanno proprio idea che ci sia anche una città che vive; il nostro consiglio è che non devono perdersi tutto ciò che fino ad ora si sono persi, ad esempio con la visita agli scavi che dura appena 3 ore, in realtà si perdono tante cose.
Al Marlowe infine aggiunge: da non perdere assolutamente è un tramonto negli scavi, spettacolo particolarmente suggestivo e senz’altro unico al Mondo.

Se avessi un minuto faccia a faccia con il Ministro Franceschini cosa gli diresti?

Di recente c’è stata quella polemica sulla collezione Farnese, in cui Franceschini aveva dichiarato di voler trasferire alcune opere da Napoli a Parma, beh io direi Ministro dei beni culturali.. fatti una cultura! La collezione Farnese non si tocca. Fieri di essere del sud, fieri di essere borbonici.

E a i giovani cosa vuoi dire?

Ai giovani diremmo non siate vecchi. Oggi ci sono i social e non si parla più, stai ore e ore a chattare e poi quando incontri una bella ragazza dal vivo non sai cosa dirle. E’ da vecchi pensare di stare seduti e vivere la propria vita così.

Un’ultima battura.. Cosa non rifareste in questo percorso?

Mmm.. cosa non rifaremmo? Io non rifarei il bis di pasta alla nduja al Mocambo a Santeramo in Colle, così buono quel piatto ma così piccante che ce lo siamo ricordato… A parte gli scherzi.. ovviamente rifaremmo tutto uguale, perchè il nostro dogma è la spontaneità e come puoi pentirti di essere stato te stesso?!

Grazie Al e Max per questa intervista, non vedo l’ora di partecipare ad un vostro concerto!
Puoi contattare The Shak & Spears sul sito web ufficiale.
 

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Foto tratte dal canale ufficiale Flickr.

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