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Cosa mangiavano i romani

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ELIO racconta la storia di Pompei per bambini e ragazzi!

Ogni due settimane una striscia a fumetti e dei box di approfondimento, vi accompagneranno alla scoperta di Pompei: un coinvolgente viaggio illustrato nel tempo e nella conoscenza della nostra meravigliosa città.
Siete pronti a conoscere E L I O  e i suoi amici speciali?
Questa settimana Elio e Gaia ci parlano di ….

Cosa mangiavano i romani

Quali erano le abitudini a tavola dei romani? A che ora preferivano mangiare? Sapevi che già esisteva la “coca-cola” e il cheeseburger nella Pompei Antica?
ELIO ci racconta questo e molto altro in questa nuova puntata di Pompeiitaly Junior

Buona lettura!

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La dieta degli antichi romani: cosa mangiavano ed in quali orari della giornata?
Parole di uso comune come pranzo e cena le abbiamo ereditate proprio dagli antichi romani. Tuttavia le loro abitudini in fatto di cibo erano alquanto diverse rispetto alle nostre. Chi poteva permetterselo (non tutti potevano!), di buon mattino faceva una prima colazione chiamata jentaculum, che veniva consumata in camera da letto e che consisteva solitamente di una fetta di pane o di una focaccia servita con del vino (o latte), ed accompagnata da datteri, miele, uova o formaggio.
Il pranzo per i Romani prandium veniva consumato all’incirca verso le 11. Era un pasto piuttosto leggero e veloce, oggi diremmo quasi uno spuntino: pane, formaggio e raramente un po’ di carne.
Il pasto più importante della giornata era infatti la cena, che iniziava nel tardo pomeriggio (o in prima serata) e poteva durare mediamente un’ora o addirittura quattro ore quando i padroni di casa erano piuttosto ricchi ed avevano degli ospiti. I ricchi infatti amavano organizzare cene interminabili in cui oltre agli alimenti più comuni come carne, verdure, uova e frutta, venivano servite ogni sorta di portate esotiche e cibi sontuosi, come il pavone arrosto e gli struzzi. Molti pasti venivano serviti speziati o con delle salse. Una delle salse più in voga era il garum (una versione moderna del garum è la cosiddetta colatura di alici) ottenuta mischiando avanzi di pesce con acqua salata (non storcete il naso, i romani ne andavano matti!).
Molto popolari erano le salse fatte con aceto, miele, pepe, erbe e spezie di vario genere. La coca cola degli antichi romani era una bevanda dolce chiamata mulsum, non proprio adatta ai giovani, perchè preparata facendo bollire del vino col miele.
Una delle prelibatezze che gli antichi romani amavano cucinare, era l’ isicia omentata, una specie di hamburger a base di carne tritata, mollica di pane bagnata nel vino, bacche di mirto, pinoli, pepe, omento e mosto cotto.
Mangiare fuori nell'antica Pompei: il cibo di strada
L’estate era una buona occasione per mangiare fuori casa: molte abitazioni dell’antica Pompei avevano nei giardini dei sedili di pietra che servivano proprio a questo scopo. Non solo! In quel che rimane dell’antica Pompei sono stati scoperti in gran numero dei luoghi in cui era possibile mangiar fuori. Erano luoghi di ristoro a metà strada tra un moderno fast food ed un pub inglese: infatti in questi luoghi era possibile non solo mangiare ma anche bere bevande alcoliche (solitamente si trattava di vino annacquato: i romani lo bevevano così).
Il cibo si poteva consumare sul posto ma anche asportato per essere consumato a casa o passeggiando. Il cibo di strada era ampiamente utilizzato dai residenti urbani più poveri che non potevano permettersi di avere in casa un forno o una cucina, ma anche i più ricchi non disdegnavano uno spuntino presso questi fast food ante litteram! Anzi erano posti molto frequentati a Pompei in quanto era una città popolosa e ospitava molti viaggiatori e turisti.
Il cibo di strada più comune e più economico era la zuppa di ceci, ed ovviamente anche il pane e le focacce.
Per i palati più fini c’erano anche cibi a base di carne come le salsicce -con formaggio!-. Sembra quasi che gli antichi romani, quando non si riunivano per il pasto più importante della giornata preferissero mangiare “on the road” o sedersi vicino agli antichi McDonald’s pompeiani, per gustarsi un bel cheeseburger (ehm non era proprio la stessa cosa ma ho reso l’idea!).
Il mercato dei  fast food era così fiorente che a Pompei alcuni imprenditori possedevano più di un locale ed un’antica iscrizione ci testimonia addirittura che un cittadino di Pompei possedeva una catena di ben 10 locali!!!
Locali di Pompei al tempo dei romani

Nell’antica Roma non tutti potevano permettersi di cucinare il cibo in casa: tuttavia in ogni città c’erano dei luoghi di ristoro in cui i romani potevano ordinare e consumare cibo e bevande.

La taberna vinaria era una specie di pub o meglio una vera e propria vineria in cui si andava essenzialmente per comprare o bere vino: si poteva però fare anche un pasto leggero a base di ceci, rape o salagione.
Le popinae invece erano i McDonald’s dell’antica Roma: in esse si potevano mangiare sul posto od asportare cibi – di solito spezzatini caldi – e bevande calde.
Gli avventori oltre a mangiare si intrattenevano giocando a dadi, ballando ed ascoltando musica.
Le popinae non erano locali normalmente frequentati dai patrizi (i ricchi e i nobili dell’epoca) sebbene alcuni di essi non disdegnassero di frequentarli per puro divertimento. Le cauponae erano piccoli alberghi,dotati anche di stalle per i cavalli, nei quali si poteva alloggiare, consumare dei pasti e bere vino.
Infine c’era il thermopolium. In questo tipo di locale si potevano consumare cibi sia caldi che freddi come focacce dolci, uova, formaggi, frutta fresca e verdure: gli alimenti erano a buon mercato ed anche il vino, di solito, costava meno che altrove ma era davvero di pessima qualità!
Erano frequentati generalmente dal popolo minuto, nonché da commercianti ed affaristi: andare al thermopolium era spesso una buona occasione per incontrarsi e concludere accordi di affari di vario genere.

Attrezzature, ambienti e suppellettili dedicati al cibo e ai pasti degli antichi romani
Gli antichi Romani, specialmente quelli delle classi più agiate, consumavano il loro pasto principale, la cena, in una stanza particolare chiamata triclinium.

In questa stanza i commensali prendevano posto reclinati su un lettino chiamato lectus triclinaris.
Attorno ad un tavolo chiamato mensa, i triclini venivano disposti a ferro di cavallo in modo da consentire agli schiavi di servire le portate più facilmente. I poveri invece mangiavano su dei normali tavoli stando seduti su comuni sedie. Prima della cena i commensali dovevano lavarsi piedi e mani. Il cibo veniva servito nei piatti e consumato usando le dita (SI! si mangiava con le mani!) o utilizzando due tipi di cucchiai: uno grande detto ligula ed uno più piccolo detto cochlear che era dotato di un piccolo uncino ed era usato come una specie di moderna forchetta specialmente quando si consumavano crostacei e molluschi.
Ad ogni portata le dita venivano lavate ogni volta e ci si asciugava con delle tovagliette chiamate mappae che venivano usate anche per pulirsi la bocca.
Tutto ciò che non poteva essere mangiato -come conchiglie, ossa e noccioli della frutta- veniva gettato sul pavimento e raccolto dagli schiavi. Le mappae oltre che per pulirsi servivano agli ospiti a raccogliere gli avanzi della cena per portarseli a casa. Questo non era considerato un segno di cattiva educazione. Anzi! I padroni di casa erano molto contenti quando i loro ospiti portavano via gli avanzi della cena a dimostrazione che avevano gradito molto le pietanze servite e dunque era segno della buona riuscita della cena.

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