Food & Drink

La storia a tavola: i piatti tipici dell’antica Pompei

dishes in Pompeii

Finalmente sei arrivato a Pompei e ti concedi un attimo di relax durante la tua escursione, dopo aver ammirato i monumenti più interessanti: Villa dei Misteri, Il Foro, Casa del Fauno e il Tempio di Giove. Lontano dalle visite guidate l’occhio si perde tra le rovine. Immagina: immense distese di campi coltivati, il verde rigoglioso è interrotto soltanto dal colore intenso di frutti maturi.

Il mare in lontananza abbraccia quelle terre con la sua acqua salata. Come doveva essere il sapore di quei frutti incontaminati e baciati dal sole? Ti sembra quasi di percepire il profumo di sale e terra mentre cammini?

Immagini ancora e ti chiedi come doveva essere il pescato di quelle acque cristalline all’ombra del Vesuvio. Intuizione. La storia di Pompei può essere raccontata anche attraverso i suoi cibi, i suoi piatti tipici? Certo! L’arte culinaria della città è ricca di curiosità e molte ricette italiane odierne devono molto alla cucina dell’antica Pompei.

A proposito di curiosità: prima dell’eruzione del 79 a.C. Pompei è stata tra le prime città a lanciare il concetto di ristorazione moderna: lungo le strade numerosi termopoli offrivano ristoro agli avventori che potevano consumare cibi e bevande in poco tempo durante la pausa pranzo. Il termopolium è considerato l’antenato del moderno ristorante. Il migliore esempio ritrovato è il Thermopolium di Vetutius Placidus, oggi restaurato e aperto al pubblico.

I piatti tipici di Pompei antica

Le fonti a cui attingere per capire le abitudini alimentari della città vesuviana sono numerose. Di cucina pompeiana ne parlano scrittori latini come Apicio, Columella e Plinio. Nelle loro opere offrono un’idea esaustiva di cosa non dovesse mancare nell’orto e sulle tavole degli abitanti di Pompei.

Altri reperti di inestimabile valore storico vengono da Ercolano, Oplonti e Castellammare di Stabia. Questi luoghi hanno restituito affreschi che mostrano scene conviviali, impronte di coltivazioni e resti di cibi carbonizzati in perfetto stato di conservazione.

Partire alla scoperta dell’antica cucina pompeiana sarà come visitare Pompei una seconda volta guardandola da un altro punto di vista, forse sarebbe meglio dire assaporandola da un altro punto di vista, quello del gusto!

Pompei a tavola: sapori e ingredienti

La cultura alimentare dei Pompeiani è stata fortemente influenzata dall’Africa e dall’Oriente, il motivo è semplice. Gli abitanti di questa città in provincia di Napoli erano un popolo di commercianti quindi arricchire le pietanze con nuovi sapori, spezie, cibi provenienti da altri posti era la normalità. I piatti tipici di Pompei non erano mai uguali a se stessi, tra i fornelli gli chef amavano sperimentare.

Tra gli alimenti di uso quotidiano non mancava mai il pane. Di quest’ultimo sono stati ritrovati resti carbonizzati. Veniva raffigurato in affreschi e basso rilievi, prodotto in ben dieci varianti in base alle modalità di cottura e alla farina utilizzata. Si produceva anche un particolare biscotto per cani. In città erano presenti ben 34 panificatori.

Tra le strade di Pompei quando ancora il Vesuvio dormiva beato, l’odore del pane caldo svegliava i cittadini più mattinieri. Quando tutto era ancora avvolto dal silenzio dell’alba non era difficile sentire l’incessante attività delle macine in pietra lavica utilizzate per lavorarlo.

Il pane era l’alimento delle classi povere

Oltre al pane la cucina di Pompei si basava anche sulle verdure. Da reperti di cibo carbonizzati emerge un largo consumo del cavolfiore coltivato solo negli orti di Pompei antica. Considerato una specialità, questo alimento veniva soprattutto mangiato crudo e in grandi quantità perché molto leggero e ottimo sostegno prima di lasciarsi andare a lunghe bevute senza correre il rischio di disturbi allo stomaco.

Nei campi pompeiani trovavano spazio anche: diversi tipi di lattuga, broccoli, carote, rapa e basilico usato anche come erba medicinale. Gli asparagi erano cari a Tiberio e crescevano selvatici nelle campagne della città. La lava del Vesuvio non ha solo distrutto, ha anche preservato, infatti sono stati rinvenuti semi carbonizzati di melone, fave, piselli, ceci e lenticchie.

Uno dei piatti tipici di Pompei a base di verdure era il fusto di cavolo lessato: le foglie venivano tritate insieme a coriandolo, cipolla, comino, pepe, passito o vino dolce cotto e poco olio.

Sulla tavola dei commensali Pompeiani la frutta rivestiva un importanza fondamentale, e spesso veniva servita come antipasto o alla fine come accompagnamento al dolce. Molto amati erano i fichi usati anche come condimento per il loro sapore dolce. Le olive invece venivano coltivate sui monti Lattari, raccolte direttamente da terra, venivano conservate sotto sale o aceto.

I pompeiani ne ricavavano un olio profumatissimo. Anche i frutti che venivano conservati tramite essiccazione per il lungo inverno: pere, sorbe, mele e pesche che si credeva avessero potere curativo. Trovavano larga diffusione anche noci, nocciole, mandorle, pinoli, perché protetti dal guscio, alcuni resti sono stati scoperti nelle antiche case di Pompei.

Influenza esotica

I datteri (i più famosi arrivavano da Babilonia e riservati al re di Persia) insieme al miele rappresentavano spesso il dolce, il piatto conclusivo a fine pasto: una volta disossati venivano farciti con noci, pinoli o pepe, successivamente salati e poi fritti nel miele. Se chiudi gli occhi puoi immaginare il sapore dolce di questo frutto grazie all’accostamento con il miele, ma allo stesso tempo reso forte dalla farcitura. Un’esplosione di gusti delicati e intensi.

Il pesce veniva scelto e servito fresco durante i simposi, destinato a tutte le classi sociali. In particolar modo i molluschi meno pregiati erano riservati agli schiavi, le Balorde ne sono un esempio. A Napoli sono conosciute come le Cozze degli schiavi.

Dal mare che lambiva Pompei si pescavano deliziose orate, alici, tonni, pescespada, abitualmente conservati sotto sale. Ben presto per avere a disposizione sempre pesce di buona qualità in città si diffuse l’allevamento ittico di cozze, ostriche e murene. All’interno delle domus molti ninfei furono trasformati in murenai.

Curiosità: tra i piatti tipici a base di pesce consumati abitualmente a Pompei antica c’è ne uno che ancora oggi domina le tavole della cucina napoletana: le alicette fritte alla scapece. Le alici erano fritte e una volta tolte dal fuoco dalle abili massaie pompeiane venivano condite di aceto caldo.

Incredibile vero? Le tradizioni vivono e continuano anche a distanza di 2000 anni di storia. Del resto diceva il filosofo Feuerbach: Noi siamo quello che mangiamo.

Ancora una cosa su questo punto. Lo sapevi che dal pesce azzurro tipico delle coste partenopee veniva ricavato un condimento molto apprezzato dagli abitanti di Pompei? Il Garum, una salsa ottenuta dalla fermentazione in sale delle parti di scarto del merluzzo.

Coppa per il Garum, scavi Pompei

Coppa per il Garum di Pompei

Le carni, le uova e il latte. Questi prodotti erano sempre presenti nelle rudimentali cucine della città vesuviana. Dai suini si ricavava carne fresca che poteva essere conservata mediante affumicatura. Durante la tua visita agli Scavi di Pompei potrai scorgere diverse insegne di botteghe che promuovevano salsicce e prosciutti.

Il latte ricavato da pecore e vacche era un ingrediente indispensabile per realizzare i formaggi stagionati e non. Si lo so cosa sta vedendo il tuo sguardo perso nelle cucine d’un tempo, magari mentre passeggi lungo un assolata Via dell’Abbondanza: mani esperte e gentili imbrattate di bianco latte intente a modellare saporiti prodotti caseari.

La tradizione culinaria pompeiana ci ha lasciato la famosa ricetta della ricotta fresca raffigurata in molti affreschi pompeiani. Per quanto riguarda invece un piatto tipico pompeiano a base di carne sono note le polpette avvolte nell’omento, ovvero la rete di maiale.

Il vino di Pompei

Sulle tavole di ogni epoca storica dall’antichità fino ai giorni nostri il vino è l’accompagnatore privilegiato per piatti tipici a base di pesce e carne. I latini lo consideravano il nettare degli dei, veniva mescolato con il miele e i cittadini di Pompei ne erano appassionati cultori. Durante le esplorazioni archeologiche negli Scavi di Pompei sono stati trovati i calchi di numerosi vitigni e, altra piccola curiosità, sono stati rinnestati nella stessa posizione.

Oggi tra le produzioni di vino più interessanti c’è quella di un rosso composto da piedirosso, deve il nome da uno dei siti archeologici più suggestivi di Pompei: vino Villa dei Misteri.

La sua produzione è servita per riqualificare la Villa che di recente ha aperto le sue porte al pubblico.

I pompeiani conservavano il vino in anfore inserite nel terreno, credendo di creare un effetto rinfrescante. Bevevano questo intenso liquido rosso sdraiati comodamente su triclini assaggiando di tanto in tanto le stesse uve.

Un bicchiere di vino tra gli Scavi? Perché no! Pompei si vede, si assapora, si beve!

Dopo gli ingredienti e i piatti tipici di Pompei antica voglio dirti ancora qualcosa sulla cucina pompeiana. Ecco qualche accenno sul pranzo: era considerato un vero e proprio culto e si articolava in tre momenti:

  • Gustum: caratterizzato da uova e ortaggi.
  • Mensae Primae: veniva servita carne arrostita o bollita.
  • Mensae Secundae: era la parte conclusiva dedicata al dessert e alla frutta

 

Hai qualche domanda?

La cucina dell’antica Pompei è un viaggio nella storia del gusto. Ingredienti genuini del posto davano vita a piatti tipici che ancora oggi imbandiscono le nostre tavole con ricette ora semplici ora elaborate. Vorresti saperne di più? Scrivici nei commenti! E non dimenticare la nostra guida di Pompei, indispensabile per scoprire la città con un click.

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