Food & Drink

Alla scoperta dei vini campani: Taurasi Docg

Taurasi Docg
Written by Mariarosaria

Frutto di uno straordinario mix di clima, terra e uve dei rigogliosi vigneti situati sulle dolci colline irpine, il Taurasi Docg è il fulcro del patrimonio vitivinicolo campano e uno tra i migliori vini d’Italia. Grazie ad una personalità energica e una struttura corposa, che lo hanno reso famoso nel mondo, è icona della cultura irpina e della Campania tutta.

“Devo confessare, chiedendo scusa ai miei Barolo e Barbera, che il Taurasi si deve considerare il loro fratello maggiore”  On.  Arturo  Marescalchi

Compagno ideale di pasti succulenti a base di arrosti, selvaggina, tartufi, formaggi stagionati e salumi affumicati, il  Taurasi docg rappresenta una delle massime espressioni dell’Aglianico. Un vitigno autoctono, dalle origini antichissime – probabilmente greche – che prende il nome dalla città di Elea o, verosimilmente, dalla pronuncia spagnola della parola “Ellenico diffusasi nel periodo di dominazione aragonese del XV secolo. Utilizzato solitamente in purezza nella produzione del Taurasi, l’Aglianico risulta scontroso: matura tardi – tra fine ottobre e metà novembre – è complicato da coltivare e difficilissimo da vinificare, ma si presta bene ad un lungo periodo di invecchiamento, durante il quale acquisisce maggiore eleganza e morbidezza.

 

[cml_media_alt id='4043']Taurasi Paesaggio[/cml_media_alt]

Foto di @paesaggiirpini su Instagram

“Nelle buone annate il vino è assai copioso e molto se ne esporta nelle province limitrofe, … principalmente coi nomi di vino “Tauraso” ed altri. Il migliore si raccoglie nei Comuni di Taurasi…” Strafforello – 1898

Il Taurasi Docg è prodotto in un’area di rinomata tradizione vitivinicola, che comprende ben 17 comuni in provincia di Avellino: Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemileto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle, Venticano e, ovviamente, Taurasi. Il nome della città trae origine dall’antica Taurasia, borgo dei Campi Taurasini – Ager Taurasinus –  che fu distrutta dai Romani e ne divenne, nel 42 a.C., colonia militare. Lì, gli stessi soldati veterani cominciarono a coltivare la vite ellenica e a produrre quel particolare nettare degli dei proveniente dalla Campania Felix e tanto caro ai patrizi.

[cml_media_alt id='4040']vigneti Taurasi[/cml_media_alt]

Foto di @Irpinia su Instagram

La produzione dell’Aglianico di Taurasi risale, dunque, a tempi remoti. Ma è solo a partire dagli anni ’60 che riesce ad imporsi all’attenzione del grande pubblico, grazie al susseguirsi, più o meno regolare, di annate straordinarie. Così, se nel 1970 il Taurasi diventa Doc, negli anni ’90 si fa strada tra i grandi vini internazionali, sino al riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita nel 1993. Dal colore rosso rubino intenso che tende al granato, inimitabile nei sentori di viola, frutti di bosco e spezie, il Taurasi Docg resta l’unico di tutto il centro-sud a fregiarsi del prestigioso titolo… Fino al 2003, anno della premiazione di altri due grandi vini Irpini, il Fiano ed il Greco.

 

 

Curiosità

Nel 1928, un’annata a 5 stelle, segna la rinascita del Taurasi.  Mentre la fillossera, parassita che si nutre delle radici delle viti, distrugge i vigneti di tutta Europa, dalla ferrovia del vino di Taurasi – dove l’insetto non è riuscito a proliferare – partono interi vagoni di vino Aglianico per irrobustire i distretti vitivinicoli di Toscana, Piemonte e Bordeaux.

Oggi le numerose cantine di Taurasi e dintorni, forti di un turismo enogastronomico in continua espansione, organizzano tour guidati tra i vigneti ed i luoghi di produzione. Se anche tu sei affascinato dal mondo del vino, non farti sfuggire l’opportunità di viaggiare tra le incantevoli colline irpine e degustare un ottimo calice di Taurasi Docg in assoluto relax.

 

News, eventi ed itinerari del gusto sul portale dell’Ente Provinciale per il Turismo di Avellino.

 

Fonte immagine di copertina: Google immagini

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