Arte e Cultura

Al sito archeologico di Pompei la mostra Pompei e l’Europa

Museo archeologico di Napoli - Picasso in mostra "Pomepi e l'Europa"

Una bellissima mostra, Pompei e l’Europa, dedicata alla fortuna di Pompei dalla scoperta fino al 1943, è stata allestita in due sedi: all’interno del Museo Archeologico di Napoli e nell’area dell’Anfiteatro all’interno del sito archeologico di Pompei, in una piramide allestita per lo scopo. Abbiamo già parlato dei calchi,  che compongono una parte dell’allestimento a Pompei, ora vogliamo presentare le altre due mostre.

La fotografia

Nella stessa piramide che presenta i calchi, c’è la mostra sulla fotografia, che presenta una serie di foto, alcune delle quali inedite, scattate per diversi motivi agli scavi.

C’è ad esempio una foto di Garibaldi con il suo stato maggiore, perché il Generale nella sua conquista del Regno delle Due Sicilie volle far visita anche agli scavi di Pompei e qui lo vediamo immortalato nel 1860, esattamente il 25 settembre, in quella che è una foto agli inizi della storia di questa tecnica.

La foto fu scattata all’interno del Macellum – che allora era chiamato Pantheon –  ed è l’inizio della foto professionale entro gli scavi.  Il fotografo era Sommer, che ebbe il permesso da parte dell’archeologo Fiorelli, di scattare una serie di foto che servivano non solo a immortalare i visitatori illustri, ma anche a documentare gli scavi.

Fiorelli infatti fu colui che iniziò una serie scientifica di scavi, modificando quella che fino ad allora era stata una specie di caccia al tesoro del capolavoro. E comunque una vera e propria foto scientifica era prematura a quei tempi, perché in realtà la scelta era quella di riprodurre immagini che sarebbero poi diventate souvenir e che avrebbero segnato la fortuna di Pompei negli oggetti di uso comune.

Furono proprio i vari fotografi dell’800 a diffondere l’immagine stereotipata di Pompei (con il Vesuvio su cui spesso si aggiungeva a mano il pennacchio col fumo) a segnare il successo di massa degli scavi e a rendere possibile la diffusione del mito di Pompei nell’immaginario collettivo.

Nel 1910 il direttore degli scavi Antonio Sogliano diede vita a un vero e proprio laboratorio di fotografia interno agli scavi con lo scopo della documentazione, e grazie a questo, oggi abbiamo traccia di una serie di oggetti e di luoghi che per mille motivi non ci sono più o non ci sono nelle condizioni originarie, come quelli colpiti dai bombardamenti alleati che non risparmiarono nel 1943 nemmeno gli scavi.

 La fortuna di Pompei

La parte della mostra che ha sede al Museo Nazionale di Napoli, oltre ad una esposizione temporanea, consente di ammirare i reperti più preziosi scoperti negli scavi.

La mostra Pompei e l’Europa 1748-1943 vuole illustrare l’influenza che la scoperta della città sepolta ebbe sul costume, l’immaginario, gli oggetti comuni, l’arredamento in tutto il continente. Perché presto l’emozione della scoperta di quello che l’eruzione del Vesuvio aveva procurato arrivò ovunque.

Nessuna catastrofe è stata mai fonte di tanto piacere per il resto dell’umanità, come quella che seppellì Ercolano e Pompei. W. Goethe

La mostra espone in circa duecento opere la fortuna di Pompei coinvolgendo l’architettura, la pittura, l’illustrazione, le arti decorative, la letteratura e la fotografia.

Eppure all’inizio le scoperte non furono giudicate interessanti, perché il periodo post neroniano – ricordiamo che l’eruzione di Pompei avvenne sotto l’impero di Tito – era considerato di decadenza per la cultura romana. I primi reperti che vennero mostrati furono le grandi pitture parietali, che per la prima volta mostravano un’arte che allora era sconosciuta, essendo scomparsi tutti gli esempi della famosa pittura greca e romana su parete. Si tratta appunto delle grandi pitture oggi esposte nelle sale del Museo di Napoli. Ma la novità vera,  che accese la fantasia e l’immaginazione dei contemporanei, fu la scoperta degli arredi, delle architetture quotidiane, degli oggetti di uso comune, che diedero per la prima volta l’idea della vita antica come quotidianità. Ecco la moda di riprodurre i tipi di Pompei in oggetti minori: mobili, suppellettili, decorazioni, formando quello che ancora è noto come stile pompeiano. Così come fiorirono le vedute del sito ad opera di grandi maestri come Piranesi e Hackert, che diffusero ovunque, prima della fotografia, l’immagine di Pompei.

Una mostra da non perdere dunque, aperta nei due siti fino al 2 di novembre.

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